Tamuli “et alia”

<< Il Valery, nel 1837, ricorda i miliari con iscrizione posti all’ingresso della chiesa di San Pantaleo, già pubblicati dal Baylle, e visita “il monumento funerario detto di Tamuli, che si ritiene appartenga all’epoca fenicia.

Tamuli, a metà sotterrato, è composto da sei piramidi a punta disposte ad alveare, tre delle quali hanno piccole mammelle”.

Ma sarà il Lamarmora, come sempre in questa prima metà dell’Ottocento, a fornire più precise notizie sulle antichità del territorio, in un quadro organico e nell’ambito del più vasto contesto isolano.

Preziosi, inoltre, i disegni del Nuraghe Santa Barbara e del complesso nuragico di Tamuli – il nuraghe e due tombe di giganti con betili – realizzati da A.J. Allemand per l’Atlas che corredava il Voyage, sia per la raffinata esecuzione delle incisioni che per il loro valore documentario.

Le tombe di Tamuli, sono illustrate “a volo di uccello” – come usava in quei tempi – e con il particolare dei betili e di alcuni conci sagomati, mentre del nuraghe, “che è ben conservato”, viene fornita anche una veduta prospettica.

A proposito del Nuraghe Tamuli, il Lamarmora riferisce del rinvenimento di “idoli di terracotta” da parte degli “abitanti del luogo” che avevano “visitata” la camera praticandovi degli scavi…>> (Da “Sardegna Archeologica-Rricerche archeologiche nel Marghine Planargia”. Collana a cura di Alberto Moravetti – Delfino editore 1998).

I grafici in bianco e nero, riferiti al complesso nuragico di Tamuli a Macomer sono ripresi dal citato volume; Le foto dello stesso complesso sono di Giovanni Sotgiu, Sergio Melis, Nicola Castangia e Maurizio Cossu.

 

 

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