Siamo a Padria, nel Meilogu, regione storica del Logudoro, in visita al nuraghe Longu e alla chiesa di Santa Giulia.
Un sentiero in leggera salita porta a una scalinata che conduce al cancello del sito nuragico, dove troviamo un elegante edificio a torre realizzato in basalto, con pietre ben lavorate disposte in filari regolari. Sono presenti due torri frontali che anticipano la torre centrale, più alta.
L’ingresso, con architrave, è orientato a est-nordest e si apre su un corridoio lungo 4 m, coperto a doppio spiovente (ogiva), che si solleva rapidamente. La camera circolare ha due nicchie e conserva intatta la copertura a cupola, alta 7 m. Una scala di 22 gradini, a sinistra del corridoio, consente di raggiungere la camera al secondo piano, che ha una grande finestra affacciata sul cortile.
Le due torri laterali, a sud e a est, sono successive di qualche secolo e hanno l’ingresso con architrave.Un insediamento con capanne circolari è visibile nell’area sud del nuraghe.
La chiesa parrocchiale di Santa Giulia, lungo la strada principale di Padria, merita una visita approfondita. Passeggiando nella navata, si vedono i sottostanti resti delle strutture arcaiche precedenti all’attuale santuario, grazie alla pavimentazione in cristallo realizzata recentemente. Nelle sue fondamenta si trovano tracce di un pozzo nuragico, di una tomba monumentale, di una chiesa paleocristiana e di una sua ricostruzione in età medievale.L’attuale versione gotica fu edificata per volontà del barone di Bonvehì Bernardino de Ferrera, signore della Contea di Monteleone, e del vescovo di Bosa Pietro de Sena. Fu inaugurata nel 1520. La facciata a spiovente mostra ai lati dei contrafforti che, nel secondo ordine, diventano rastremati a gradoni. Un intreccio di archetti decora vari punti dell’edificio. Il portale a firma di giglio è ornato da un fiorone con ai lati le insegne dei due prestigiosi committenti. Il campanile si trova dietro la chiesa, a sinistra, e presenta una base quadrata con tetto a guglia. La pianta del santuario è longitudinale, con un’unica navata divisa in cinque campate e con cappelle laterali.
Testo e foto di Pierluigi Montalbano.














