La grotta Corbeddu, a Oliena, è una cavità del Supramonte, nella Sardegna centro-orientale. È ricca di fascino per le vicende che la interessarono verso la fine dell’Ottocento, celebrate a tinte forti dal premio Nobel Grazia Deledda nel romanzo L’Edera.
Prende il nome da un famoso bandito che vi si rifugiò a lungo. La grotta si trova nella maestosa valle di Lanaitto (o Lanaittu), nel territorio di Oliena, vicino a Nuoro: è lunga 130 metri e si articola in tre sale. Nella seconda sono state rinvenute alcune delle più antiche testimonianze di Homo sapiens in Sardegna.
Il primo ambiente è ampio, asciutto e illuminato da una fioca luce: qui abitò Giovanni Corbeddu Salis. Un corridoio porta alla seconda sala, dove gli scavi hanno restituito, oltre a reperti più recenti – di Mesolitico e Neolitico antico – un osso temporale e una mascella dello stesso individuo, datati 13.500 anni fa. Più di recente, è stata rinvenuta la falange di una mano, datata 20 mila anni fa: si tratta dei più antichi resti umani scoperti in un’isola mediterranea. Gli studi hanno mostrato che sono differenti da quelli di altre popolazioni europee della stessa epoca.
Dalla stessa sala provengono anche attrezzi in osso e pietra, usati nella vita quotidiana, nonché fossili di un antenato del cervo e del Prolagus sardus, un roditore estinto venti milioni di anni fa. Una breve galleria con colonne calcaree unisce il secondo e il terzo ambiente, ricco di stalagmiti. La grotta termina con l’apertura di un pozzo, che in passato la univa al vasto sistema ipogeico del Supramonte.
Fonte: Sardegna Turismo.
Le foto della grotta Corbeddu sono di Sardegna che Passione.






