I nuragici non avevano paura del mare

“I sardi e la paura del mare. Ma è vero che già i nuragici navigavano?”. È partito da questa domanda, che ha dato il titolo all’appuntamento, l’incontro di martedì 18 giugno organizzato dalla nostra Associazione nell’ambito delle conversazioni tematiche sull’antica civiltà sarda a “Sa Manifattura” di Cagliari.  A dirimere la questione entrando nel vivo del tema e fugando quindi ogni dubbio è stata la Professoressa Giovanna Fundoni, ricercatrice in  preistoria e protostoria dell’Università di Sassari: i sardi navigavano addirittura dal Neolitico, non solo in epoca nuragica. Di certo i nuragici si spostavano anche via mare.

A introdurre quello che è stato il penultimo appuntamento dei 6 in programma e cominciati il 26 di marzo, è stato Gianfranco Cocco, membro della nostra Associazione, che ha presentato la candidatura Unesco dei monumenti della civiltà nuragica. Un “viaggio” ambizioso che ormai da tempo vede impegnata l’Associazione, ha spiegato Cocco introducendo, proprio attraverso il riconoscimento dell’antica civiltà sarda presso l’Unesco, una nuova visione di sviluppo della Sardegna.

“Conoscere la propria storia, i cambiamenti e le nuove scoperte in archeologia è fondamentale – ha spiegato la professoressa Fundoni in apertura del suo intervento – perché tutti noi dobbiamo essere coscienti della storia della nostra terra”. In questo scenario, il rapporto tra i sardi e il mare, pur essendo un argomento spinoso è certamente parte della nostra Storia. Non solo, oggi abbiamo la risposta al quesito di partenza: i sardi non avevano paura del mare, i nuragici navigavano, erano presenti nel Mediterraneo (e oltre) e viaggiavano per mare.

C’è perfino un caso reale che testimonia la navigazione dei nuragici. Si tratta dei resti di un carico di una imbarcazione trovati al largo delle acque di Arbus: lingotti di piombo (simile a quelli di epoca nuragica), frammenti di materiali tra cui ceramica riconoscibile come nuragica. Questo potrebbe essere l’unico relitto sardo di epoca nuragica ma non abbiamo certezze. È però certamente una piccola traccia della navigazione nuragica.

Ma i motivi che fanno comprendere come i sardi abbiano sempre navigato nella Preistoria, analizzati uno a uno dalla Professoressa Fundoni, sono tanti.

Intanto la Sardegna è un’Isola al centro del mediterraneo, una posizione fondamentale, ha spiegato la Fundoni, al punto da rendere quasi ovvi gli spostamenti via mare dei sardi e delle altre genti verso la Sardegna.

In seconda battuta, solleticati dagli spunti di riflessione forniti dalla ricercatrice, ci si è chiesti: “Può un popolo vivere in un’isola senza mai avere la curiosità di varcare il mare, soprattutto laddove si intravede la terraferma all’orizzonte (Corsica)?” La risposta è certamente negativa, ha spiegato sempre la Fundoni prima di entrare nel dettaglio delle tracce di frequentazione e vita nelle isole piccole della Sardegna fin dalla Preistoria (La Maddalena, l’Isola di Mal di ventre, l’Asinara per esempio) e raggiungibili ovviamente solo attraverso una navigazione in mare.

Mentre la narrazione a Sa Manifattura si faceva via via più accattivante diveniva sempre più chiaro un concetto: il popolamento dell’isola era avvenuto anche via mare. “Il processo di neolitizzazione (agricoltura, allevamento, ceramica) arriva dal mare, con gruppi di individui che hanno portato innovazioni e lasciato tracce chiare nel nostro DNA”, ha spiegato la ricercatrice.

Altro elemento in favore della propensione dei nuragici a navigare: le similitudini e i contatti con la Corsica fin dalla Preistoria, evidenti per esempio in molti manufatti come i vasi della Gallura e i vasi della Corsica o nell’architettura delle torricorse che poggiano sullo stesso concetto-base dei nuraghi. E poi il traffico dell’ossidiana, con la Sardegna protagonista di scambi che dall’Isola arrivano in tutto il Mediterraneo.

E che dire dei vasi sardi d’uso comune trovati fuori dalla Sardegna? Stoviglie per esempio, o altri materiali della tradizione alimentare e culinaria dell’età nuragica trovati in altri luoghi (per esempio a Creta), fedeli testimoni di una navigazione approdata in terre lontane dai confini dell’Isola.

Infine le “navicelle”, quelle imbarcazioni di bronzo che rappresentano delle barche, una testimonianza, ha spiegato sempre la ricercatrice, di come i sardi riproducessero qualcosa che conoscevano bene: navigare.

Un’ultima curiosità: esistono nuraghi sul mare? Si!

Le conversazioni che vedono impegnata la nostra Associazione da marzo si concluderanno il 2 di luglio con Emanuela Abis e Barbara Argiolas, consulente strategico territoriale, che affronteranno insieme un tema cruciale per il futuro della nostra Isola da titolo “Brand ‘Isola dei nuraghi’. Cosa è andato male sino ad ora?”.

A introdurre quello che è stato il penultimo appuntamento dei 6 in programma e cominciati il 26 di marzo, è stato Gianfranco Cocco, membro della nostra Associazione, che ha presentato la candidatura Unesco dei monumenti della civiltà nuragica. Un “viaggio” ambizioso che ormai da tempo vede impegnata l’Associazione, ha spiegato Cocco introducendo, proprio attraverso il riconoscimento dell’antica civiltà sarda presso l’Unesco, una nuova visione di sviluppo della Sardegna.
“Conoscere la propria storia, i cambiamenti e le nuove scoperte in archeologia è fondamentale – ha spiegato la professoressa Fundoni in apertura del suo intervento – perché tutti noi dobbiamo essere coscienti della storia della nostra terra”. In questo scenario, il rapporto tra i sardi e il mare, pur essendo un argomento spinosoè certamente parte della nostra Storia. Non solo, oggi abbiamo la risposta al quesito di partenza: i sardi non avevano paura del mare, i nuragici navigavano, erano presenti nel Mediterraneo (e oltre) e viaggiavano per mare.
C’è perfino un caso reale che testimonia la navigazione dei nuragici. Si tratta dei resti di un carico di una imbarcazione trovato al largo delle acque di Arbus: lingotti di piombo (simile a quelli di epoca nuragica), frammenti di materiali tra cui ceramica riconoscibile come nuragica. Questo potrebbe essere l’unico relitto sardo di epoca nuragica ma non abbiamo certezze. È però certamente una piccola traccia della navigazione nuragica.
Ma i motivi che fanno comprendere come i sardi abbiano sempre navigato nella Preistoria. analizzati uno a uno dalla Professoressa Fundoni, sono tanti.
Intanto la Sardegna è un’Isola al centro del mediterraneo, vicina e lontana un po’ da tutto. La posizione centrale della Sardegna era fondamentale, ha spiegato la Fundoni, al punto da rendere quasi ovvi gli spostamenti via mare dei sardi e delle altre genti verso la Sardegna.
In seconda battuta, solleticati dagli spunti di riflessione forniti dalla ricercatrice, ci si è chiesti: “Può un popolo vivere in un’isola senza mai avere la curiosità di varcare il mare, soprattutto laddove si intravede la terraferma all’orizzonte (Corsica)?” La risposta è certamente negativa, ha spiegato la Fundoni prima di entrare nel dettaglio delle tracce di frequentazione e vita nelle isole piccole della Sardegna fin dalla Preistoria (La Maddalena, l’Isola di Mal di ventre, l’Asinara per esempio) e raggiungibili ovviamente solo attraverso una navigazione in mare.
Mentre la narrazione a Sa Manifattura si faceva via via più accattivante diveniva sempre più chiaro un concetto: il popolamento dell’isola è avvenuto anche via mare.“Il processo di neolitizzazione (agricoltura, allevamento, ceramica) arriva dal mare, con gruppi di individui che hanno portato innovazioni e lasciato tracce chiare nel nostro DNA”, ha spiegato la ricercatrice.
Altro elemento in favore della propensione dei nuragici a navigare: le similitudini e i contatti con la Corsica fin dalla Preistoria, evidenti per esempio in molti manufatti come i vasi della Gallura e i vasi della Corsica o nell’architettura delle torricorse che poggiano sullo stesso concetto-base dei nuraghi. E poi il traffico dell’ossidiana, con la Sardegna protagonista di scambi che dall’Isola arrivano in tutto il Mediterraneo.
E che dire dei vasi sardi d’uso comune trovati fuori dalla Sardegna? Stoviglie per esempio, o altri materiali della tradizione alimentare e culinaria dell’età nuragica trovati in altri luoghi (per esempio a Creta), fedeli testimoni di una navigazione approdata in terre lontane dai confini dell’Isola.

Infine le “navicelle”, quelle imbarcazioni di bronzo che rappresentano delle barche, una testimonianza, ha spiegato sempre la ricercatrice, di come i sardi riproducessero qualcosa che conoscevano bene: navigare.

Un’ultima curiosità: esistono nuraghi sul mare? Si!

Condividi su